mercoledì 23 aprile 2008
sabato 5 aprile 2008
Rousseau: la condizione di uomo.

Vi fidate dell'ordine attuale della società senza pensare che tale ordine è soggetto a inevitabili rivoluzioni e che vi è impossibile tanto prevedere quanto prevenire quella che riguarda i vostri figli. Il grande diventa piccolo, il ricco diventa povero, il monarca diventa suddito; i colpi del destino sono forse così rari che voi possiate ritenervene indenni? Ci avviciniamo a un periodo di crisi e al secolo delle rivoluzioni. Chi può prevedere ciò che diventerete?
Tutto ciò che gli uomini fanno, gli uomini possono distruggerlo; gli unici segni indelebili sono quelli impressi dalla natura, e la natura non crea né principi, né ricchi, né gran signori. Cosa farà dunque, nella bassezza, quel satrapo che avrete allevato solo per la grandezza? Cosa farà nella povertà quel pubblicano che sa vivere soltanto nell'oro? Cosa farà, sprovvisto di tutto, quel fastoso imbecille che non sa avvalersi di sé stesso e si affida solo a ciò che é estraneo a lui?
Fortunato quindi chi sa abbandonare la condizione che lo abbandona, e rimanere uomo a dispetto della sorte! Che si lodi quanto si vorrà il re sconfitto che come un folle vuole essere sepolto sotto le macerie del suo trono; per lui io provo disprezzo; vedo che egli esiste solo con la sua corona in testa, e che non é più nulla se non é re; ma colui che la perde e sa farne a meno è allora al di sopra di essa.
Dal rango di re, che un vile, un malvagio, un folle può adempiere come chiunque altro, sale alla condizione di uomo, che pochi uomini sanno adempiere...
J. J. Rousseau, Emilio,
cit. in D. Pennac, Diario di Scuola
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lunedì 24 marzo 2008
Linguaggio e realtà
Con i verbi, gli aggettivi e le particelle espletive aveva qualche difficoltà. Eccetto “sì” e “no” – che del resto pronunciò molto tardi – cacciava fuori soltanto sostantivi, anzi in verità soltanto nomi propri di oggetti concreti, piante, animali e persone, e anche allora solo quando questi oggetti, piante, animali o persone lo sconvolgevano all’improvviso con il loro odore. (…)
… tutte queste disparità grottesche tra la ricchezza del mondo percepito con l’olfatto e la povertà del linguaggio facevano sì che il ragazzo Grenouille dubitasse del senso del linguaggio in genere, e si rassegnasse a farne uso soltanto quando i rapporti con altri esseri umani lo rendevano indispensabile.
Patick Suskind, Il Profumo
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mercoledì 19 marzo 2008
Durkheim: dèi, popoli e religioni

Poiché gli dèi altro non sono che ideali collettivi personificati, ogni indebolimento della fede testimonia in realtà l’indebolimento dell’ideale collettivo; ed esso può indebolirsi soltanto se la vitalità sociale è a sua volta colpita. In una parola, è inevitabile che i popoli muoiano quando gli dèi muoiono, se gli dèi non sono altro che i popoli pensati simbolicamente
Durkheim, Textes citato in Moscovici, La fabbrica degli dei
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sabato 8 marzo 2008
Moscovici: Scienziati esploratori

Così come li vedo io, questi psicosociologi di domani avranno la possibilità di proclamarsi e di essere chiamti degli esploratori. Saranno essi più simili ad “amatori” o ad artisti, così come lo fummo noi, quando intraprendemmo a fare psicologia sociale dopo la guerra? Oppure saranno più simili a professionisti, nell’accezione enfatica e falsamente modesta che questo termine ha oggi assunto? Sceglieranno essi i rischi di un’avventura intellettuale personale o piuttosto le sicurezze di un paradigma dalle possibilità riconosciute e misurate collettivamente? Probabilmente tutt’e due: amatori e artisti per le loro curiosità, essi saranno dei professionisti per i loro metodi e le loro competenze.
Serge Moscovici in Rappresentazioni sociali e movimenti collettivi di Jan Pierre Di Giacomo
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venerdì 4 gennaio 2008
Audacia

C’è una verità elementare la cui ignoranza uccide
innumerevoli idee e splendidi piani:
nel momento in cui uno si impegna a fondo,
anche la Provvidenza allora si muove.
Infinite cose accadono per aiutarlo,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute…
Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare,
incominciala.
L’audacia ha in sé genio, potere e magia.
Incominciala adesso.
J.W.Goethe, Divano orientale occidentale
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giovedì 3 gennaio 2008
Ricchezza e povertà

..."E' una bella cosa" egli dice "la povertà accettata con animo lieto". Ma, se è ben accolta, non è più povertà. E' povero non chi possiede poco, ma chi brama avere di più. Che conta quanto uno abbia nella cassaforte o nei granai, quanti armenti abbia al pascolo o quanto gli rendano i crediti, se pensa sempre alla ricchezza altrui e fa calcoli, non su quello che possiede, ma su quello che vorrebbe acquistare? Mi chiedi quale sia il giusto limite della ricchezza. Avere anzitutto l'indispensabile, poi ciò che basta...
Seneca, L'arte di vivere
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